Saltimpalo il ritorno dal passato

Saltimpalo il ritorno dal passato

Se un secolo fa vi foste trovati a percorrere una stradina di campagna, in una parte qualsiasi della Pianura Padana, avreste fatto sicuramente l’incontro con un piccolo uccello che svolazzava da un palo all’altro, il saltimpalo appunto (nome latino, Saxicola torquata).

Di lui avreste riconosciuto il tipico modo di muovere ritmicamente la coda su e giù e il verso d’allarme, un continuo u-tic, u-tic metallico, lanciato per segnalare ai propri simili la vostra presenza. Oltrepassata una famiglia ne avreste trovata subito una confinante, tanto questo uccellino era comune.

Oggi accade l’esatto contrario: le famiglie di saltimpalo nelle aree agricole del Nord Italia sono diventate rare come le mosche bianche. Come mai? Il motivo sta nella trasformazione del paesaggio agrario. A partire dal secondo Dopoguerra la meccanizzazione ha cancellato tutti gli ostacoli al movimento dei mezzi: siepi, filari di alberi, stagni, acquitrini, incolti erbacei, piccoli frutteti e vigneti, cioè tutto quello che creava diversità ambientale e che era molto apprezzato dal saltimpalo. Inoltre, alla specie piaceva molto anche la disposizione a mosaico delle colture: un appezzamento di grano, uno di granturco, avena, orzo, erba da fieno, colture orticole, erba medica, canapa per ricavare fibre da tessere, marcite, vigne maritate alle piante.  Oggi troviamo solo estensioni senza fine di una sola coltura (monocoltura intensiva), di norma mais, riso, grano, prato. Null’altro!

In questo desolante contesto il saltimpalo, come quasi tutte le specie legate all’agricoltura estensiva di un secolo addietro, sta scomparendo. Cosa fare per aiutare il saltimpalo a sopravvivere? Una buona misura sarebbe quella di ricostruire degli appezzamenti che replicassero l’ambiente agreste di Primo Novecento. Così abbiamo pensato di crearne uno a Curino (Biella), nella ex-miniera Valle, vicino alla frazione Gabella, dove è in atto un programma di ripristino ambientale. Abbiamo ricostruito delle fasce arboreo-arbustive lunghe 20/30 metri e larghe 4/6 metri, alternate a zone erbose, di cui una parte tenuta bassa, con lo sfalcio, l’altra tenuta “alta”, lasciate alla naturale evoluzione (entrambe piacciono al saltimpalo, le prime per catturare insetti, le seconde per mascherare il nido).

Nelle fasce abbiamo messo a dimora, tra le diverse specie di arbusti e alberi, alcune che producono bacche, come sambuco, biancospino, ciliegio, pado, in modo che potessero servire da cibo al saltimpalo e a tante altre specie di uccelli. Dopo tre anni dall’impianto l’ambiente si presentava idoneo. Il saltimpalo si sarebbe fatto vivo? Noi ce l’auguravamo ed è proprio quello che è successo: il primo saltimpalo fu avvistato a Curino il 23 marzo del 2019, un esemplare femmina, che si fermo per pochi giorni per poi ripartire verso Nord per raggiungere le località di nidificazione.

Nel 2020, a causa del fermo imposto dalle Autorità per fronteggiare il Covid non fu possibile fare osservazioni. L’anno seguente, il 2021, fu l’anno decisivo. Il 30 aprile notammo una femmina, il 15 maggio anche un maschio, il 31 maggio la coppia insieme ed infine il 28 giugno raccogliemmo la prova certa dell’avvenuta nidificazione: 4 giovani appena usciti dal nido, accuditi dai 2 genitori. La gioia di ospitare questa preziosa coppia fu tanta e ci ripagò di tutto il lavoro ambientale preparatorio che avevamo attuato. Questo successo dimostra, ancora una volta, che i ripristini ambientali, se ben progettati ed eseguiti, possono dare un reale contributo alla conservazione della biodiversità.

Si ringraziano:

Alice Bordignon, dottoressa in agronomia, coordinatrice dei ripristini del gruppo Minerali Industriali.

Lucio Bordignon, ornitologo.

Fotografie di Franco Lorenzini