Apiario Minerali Industriali: proteggiamo insieme la biodiversità

Apiario Minerali Industriali: proteggiamo insieme la biodiversità

Apiario Minerali Industriali: proteggiamo insieme la biodiversità 

 

Il preoccupante declino degli impollinatori – in Europa riguardante prevalentemente api come l’ape domestica da miele e sirfidi ma anche lepidotteri tra cui farfalle e falene, alcune specie di coleotteri e vespe – è un fenomeno allarmante che viene riconosciuto a livello mondiale e inserito tra le emergenze ambientali.

La riduzione della popolazione di questi preziosi alleati causata dalla sempre più crescente antropizzazione – ovvero da quegli interventi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo quali le modificazioni dell’uso del suolo e la conseguente urbanizzazione, i disboscamenti e la riduzione delle aree verdi in favore di monocolture intensive, la contaminazione del suolo e delle acque con prodotti chimici derivanti dai fertilizzanti e pesticidi – ma anche da cambiamenti climatici non immediatamente riconducibili all’attività umana e la sempre più frequente proliferazione di specie esotiche invasive hanno portato, non solo una perdita di biodiversità nell’ecosistema, ma anche un declino delle specie vegetali che da essi dipendono con un impatto negativo sulla sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. 

Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), delle 100 specie di colture che forniscono il 90 % dei cibi di tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api: la maggior parte delle colture dell’Unione europea dipende dal “lavoro” di questi imenotteri, con un valore monetario annuo globale dell’impollinazione in centinaia di miliardi di euro. 

Sebbene già dal 2018 la Commissione Europea abbia presentato un’iniziativa per gli impollinatori selvatici dell’UE allo scopo di sensibilizzare su tale tematica e contrastarne le cause, le strategie nazionali per mitigare questo allarmante fenomeno non sono ancora attuative. 

Considerato l’importante valore ecologico ed economico delle api, diventa prioritario monitorare e mantenere un patrimonio apicolo sano, non solo a livello locale o nazionale, ma globale. 

Il Piemonte, che detiene il primato tra le regioni italiane come numero di alveari (nel 2017 199.315, pari a circa il 16 % del patrimonio italiano) e come operatori (5.612 apicoltori, pari a circa l’11% del totale nazionale) ha costituito già dal 2015 l’Anagrafe Apistica Nazionale attivando anche un sistema di rilevazione dei fenomeni di moria e si è dotato di apposito regolamento che disciplina il ruolo multifunzionale dell’apicoltura. 

 In questo ambito Minerali Industriali, gruppo che si occupa, tra le altre attività, di estrazione, trattamento e commercializzazione di materie prime e recupero di scarti industriali non pericolosi, sempre attenta all’effettiva possibilità di convergenza tra gli interessi di una sana produttività mineraria e quelli di una seria tutela dell’ambiente (come dimostrano i ripristini eseguiti nelle aree coltivate che non solo rispondono ai rigorosi dettati normativi, ma cercano sempre un “valore aggiunto” a favore del territorio) intende ora partecipare attivamente nella salvaguardia di questi preziosi insetti pronubi, iniziando dalle api domestiche ed in particolare dall’Apis mellifera ligustica o ape italiana, specie a rischio di estinzione, da morie e introduzione di nuove specie non autoctone e alcuni trattamenti di insetticidi. Inizialmente la salvaguardia dell’ape, simbolo della biodiversità in pericolo, e più in generale dei pronubi, si è declinata con i recuperi ambientali mirati a ripristinare un ecosistema naturale, ora si intende intraprendere azioni più significanti cercando di promuovere l’apicoltura nei siti dismessi e già recuperati. 

A questo proposito in Comune di Boca (NO) ove insiste la miniera di riolite (produzione destinata all’industria ceramica delle piastrelle), in un’area dismessa e già recuperata, Minerali Industriali ha provveduto all’allestimento di un apiario, con un numero adeguato di alveari, gestito direttamente da un apicoltore professionale. Il fulcro del progetto ha visto la messa a dimora di flora apistica all’uopo consigliata da esperti professionisti, atta a diversificare le produzioni.

L’area, individuata da apposita cartellonistica, illustrante ai visitatori la vita ed il lavoro delle api, le diverse essenze presenti nonché le svariate tipologie di miele, partendo dal processo produttivo mettendo in sicurezza gli alveari, come previsto dalla normativa. 

Il finanziamento di tale progetto ha tratto risorse dalla vendita del soprassuolo di un arboreto di Quercia rossa insistente nell’area in gestione. Le piante, giunte a maturità, sono state recentemente tagliate ed il legname derivante, grazie alla crescita lineare, avviato nel territorio lagunare di Venezia per l’utilizzo finale (briccole, paline). 

Si rileva infine che la quercia rossa (Quercus rubra), albero originario degli stati orientali degli U.S.A. e del Canada, coltivata ad uso selvicolturale per la sua rapida crescita e a scopo ornamentale per il bell’aspetto del fogliame, è divenuta talora invadente nei boschi di farnia dell’Italia settentrionale, specie in Lombardia, Piemonte e Veneto, dove ne è vietata la piantumazione e la coltivazione per tutelare la biodiversità locale. 

Per questo, la Regione Piemonte ha inserito tale specie negli elenchi di specie esotiche invasive (Black List) in quanto determinano o possono determinare particolari criticità sul territorio e per le quali è necessaria l’applicazione di misure di prevenzione, gestione, lotta e contenimento. 

In particolare, la quercia rossa rientra nella Black List–Management List che comprende le specie esotiche presenti in maniera diffusa sul territorio e per le quali non sono più applicabili misure di eradicazione da tutto il territorio regionale, ma delle quali bisogna comunque evitare l’utilizzo e possono essere applicate misure di contenimento e interventi di eradicazione da aree circoscritte. 

 

Articolo redatto da Giulio Monti, Agronomo