Caro carburante: Sardegna in ginocchio

Caro carburante: Sardegna in ginocchio

A distanza di due anni dalla “prima ondata” di quel virus oggi tristemente noto a noi tutti con la sigla COVID-19, il nostro Paese e la nostra Regione si trovano a fronteggiare non solo l’emergenza sanitaria ma anche un’emergenza altrettanto pericolosa che potrebbe avere effetti quantomeno di medio-lungo periodo per tutti noi ovverosia la crisi finanziaria.

Siamo stati chiamati, a volte obtorto collo, a subire importanti limitazioni che hanno inciso drasticamente sulla nostra vita privata. Limitazioni che abbiamo accettato e, in funzione di un bene comune superiore, rispettato. Ora, però, che queste limitazioni si stavano via via affievolendo con la promessa (implicita) di tornare presto alla “normalità”, tutti noi dobbiamo fare i conti con un’improvvisa e repentina guerra capace di incidere profondamente sul tessuto socio-economico del nostro Paese e della nostra Regione.

Il conflitto in corso tra Ucraina e Russia, oltre a mietere vittime innocenti tra civili e volontari, ha destabilizzato profondamente il tessuto imprenditoriale italiano, principalmente composto da piccole e medie imprese appartenenti alla filiera artigianale/industriale. Purtroppo gli effetti deflagranti di questo conflitto si misurano tutti i giorni: il primo valore nel quale si registrano contrazioni più evidenti è legato alle esportazioni, seguono poi le difficoltà crescenti nel reperimento delle materie prime che determina aumenti insostenibili dell’energia e del carburante e, da ultimo, le forti limitazioni nel trasporto delle merci che ingenerano ritardi insostenibili nelle consegne dei prodotti. È proprio l’aumento irrefrenabile dei prezzi dell’energia e del carburante che ha creato, oltre ad un drammatico calo della fiducia degli imprenditori, forti tensioni specialmente nel settore dei trasporti. A dimostrazione di ciò, in queste ore numerosi trasportatori hanno organizzato un blocco del servizio di trasporto determinato, a detta degli stessi, dal repentino aumento del prezzo del gasolio; il caro-carburante, infatti, renderebbe eccessivamente oneroso lo svolgersi del regolare servizio di trasporto.

La Società può comprende “umanamente” le ragioni alla base dello sciopero ma non può condividerle; il fermo dei mezzi e delle attività portuali (in corso in questi giorni in Sardegna) non può che peggiorare il già precario equilibrio economico nazionale. Non rispettare, a causa dello sciopero, le consegne di beni deperibili o, come nel nostro caso, di materie prime necessarie ed essenziali per soddisfare le esigenze produttive nazionali comporterà, inevitabilmente, la decisione da parte di molti imprenditori di sospendere la produzione ed attivare, ove possibile, ammortizzatori sociali quali la cassa integrazione per il personale. Complice anche la scarsa fiducia “sul fare business in Italia” molti imprenditori, a fronte di mancate soluzioni nel contrastare il caro energia, caro carburante, scioperi etc., potrebbero anche decidere di cessare la propria attività a tempo indeterminato con danni devastanti per l’economia locale e nazionale.

La crisi finanziaria, se non troviamo soluzioni veloci ed efficaci, è praticamente annunciata.

Maffei Sarda Silicati S.p.A., come molte altre aziende italiane, nonostante il momento storico continua a ricevere costantemente ordini da parte dei suoi clienti ed intende fare il possibile per continuare a produrre e servire al meglio gli stessi. Per fare ciò, è necessario però che il costo dell’energia, del gasolio e in più generale di tutte le materie prime ritorni a livelli accettabili, permettendo così a tutti gli attori del mercato di produrre a costi sostenibili ed ai trasportatori di effettuare il servizio logistico. Questa è l’unica ricetta per supportare il tessuto produttivo italiano in questa delicata fase anche in rispetto ai competitor europei, decisamente meno soggetti all’aumento dei costi produttivi. Un mancato o tardivo intervento delle autorità competenti determinerà il tracollo economico della Sardegna con conseguenze rilevantissime per tutto il Paese, come correttamente evidenziato dalla lettera inviata da Confindustria Sardegna in data 17 marzo 2022.

Alla luce di quanto sopra, chiediamo con forza alle Istituzioni e a tutte le Parti Civili di approntare delle misure economiche efficaci tali da sostenere tutte le imprese italiane (inclusi i trasportatori) al fine di permettere il regolare svolgimento dell’attività imprenditoriale e dunque continuare a generare valore nell’interesse nazionale.

L’intervento specifico che oggi, per il tramite di questa comunicazione ed in aggiunta a quanto sopra riportato, si chiede alle Autorità Pubbliche (in particolare al Ministero dello Sviluppo Economico) si sostanzia anche nell’adozione degli opportuni provvedimenti affinché le varie Camere di Commercio locali siano nella condizione di poter porre rimedi alle varie proteste che possono via via insorgere e, dunque, siano nella condizione di poter anche emettere certificazioni attestanti il ricorrere di eventi di Forza Maggiore (come accaduto durante la fase iniziale della pandemia). Questo al fine di ridurre i pregiudizi anche economici che le nostre imprese posso subire per effetto di scioperi, sommosse e manifestazioni che non potranno che verificarsi se la situazione non dovesse mutare nel brevissimo periodo.